La Storia di Capena - Le Origini IX sec. a.C.
L'antica Capena sorse sul colle detto di Civitucola o del Castellaccio, sito a circa tre chilometri di distanza dall'abitato attuale. Le origini della città risalgono almeno alla seconda metà del IX secolo a.C.; essa divenne il centro principale di un territorio contraddistinto da una propria fisionomia culturale, il quale si estendeva sulla destra del Tevere tra quelli dei Falisci , degli Etruschi, dei Latini e dei Sabini, identificandosi all'incirca con il Collinense,di cui si fa menzione in documenti di epoca medievale e che è descritto come un triangolo avente le sue basi sulla riva del Tevere tra Santa Marta e Torritta, ed il suo vertice presso Campagnano, incluso anche il Soratte.
I Capenati possono essere considerati una popolazione italica, di lingua che in del IV-III sec. a.C. appare affine con il falisco e più ancora con il sabino; essi non potevano non risentire l'influsso della vicina potenza etrusca, come indica, tra l'altro, la leggenda della fondazione dei Capena ad opera dei Veienti. 
La collina su cui sorse Capena, si trova il località Macchie e deve la denominazione di Castellaccio al rudere che sovrasta l'altura. E' situata tra il Fosso dell'Olio che ha origine dal Monte Soratte, ed il Fosso del Laghetto, emissario di un bacino lacustre che si trova ai piedi del colle di Civitucola e corrisponde ad un antico cratere vulcanico. I due fossi confluiscono nel fosso di Gramiccia, l'antico Capenas , il fiume nazionale dei Capenati, che sfociava nel Tevere all'altezza del Lucus Feroniae. I saggi di scavo, fatti dopo la scoperta dell'esatta ubicazione, portarono alla luce tratti delle mura, costruite in opera quadrata con blocchi di tufo irregolari. Furono individuati una delle due porte di accesso alla città, resti di edifici ed opere idrauliche. Si scoprì anche un tratto di strada romana basolata: la Via Capenate, che collegava la Via Flaminia con la Via Tiberina, passando per Capena e per il santuario di Lucus Feroniae, da cui partiva e dove si può ammirarne un altro tratto.
I Capenati persero l'autonomia politica nel 395 a.C., in conseguenza della sconfitta militare inflitta loro da Romani, che, piegata Veio dopo una lunga guerra (406-396 a.C.), regolarono subito i conti con i Falerii e con Capena, cioè con le cittadine che avevano recato soccorso ai Veienti. La resa di Capena fi ottenuta non attraverso un assedio, ma mediante la devastazione della sua campagna. Alla perdita dell'indipendenza fece seguito la romanizzazione del territorio, assegnato in gran parte alla tribù Stellatina, istituita nel 387 a.C. Da iscrizioni di età imperiale risulta che Capena portava il titolo di municipium foederatum, il cui significato è controverso, alcuni riferendo l'espressione ad una confederezione tra Capena, Lucus Feroniae e la Civitas Sepernatium (probabilmente Nazzano), altri ad un'alleanza con Roma. Stessa incertezza interpretativa si pone per l'espressione Capenates foederati . Come risulta da iscrizioni onorarie dedicate a donne addette al culto, quali Varia Italia e Julia Paulina, nonchè alla sacerdotessa Flavia Ammia, a Capena, in epoca imperiale, era diffusa la devozione a Cerere ed a Venere. Dalle iscrizioni dedicate ad imperatori, l'ultima in ordine di tempo che ci sia rimasta, ed anche l'ultima attestazione dell'esistenza di un municipium capenate, è del III sec. d.C. e riguarda Aureliano (270-275).
